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Judo – Karate

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CORSI - Scuole Elementari di Cislago

Venerdì presso la Palestra ex scuole medie

Judo

Il judo ( “via della cedevolezza” dal giapponese ju = cedevole, gentile, ragionevole, efficace e do = cammino, via intesi in senso spirituale) è un tipo di lotta elaborato da Jigoro Kano fondendo i principi di varie scuole di ju-jitsu (arte gentile o della flessibilità), tecnica di combattimento senza armi, secondo alcuni derivata dalla Cina e comunque razionalizzata dai samurai giapponesi.
Jigoro Kano fonda la sua scuola, il Kodokan (“luogo dove si studia la Via”) nel 1892: da allora il judo si diffonde in ogni angolo del mondo.

In poco più di un secolo milioni e milioni di persone conoscono ed apprezzano il “nuovo stile di lotta, che non è soltanto una micidiale arte di combattimento, ma una forma educativa del corpo e dello spirito” (Livio Toschi a cui vanno attribuite, salvo indicazione contraria, tutte le citazioni virgolettate); una settantina d’anni dopo la sua ideazione, il judo viene accolto nel grande consesso olimpico (1964 a Tokyo sperimentalmente e dal 1972 in via definitiva). 
È la consacrazione di una vera filosofia di vita, che esalta “la capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario cedendo apparentemente al suo assalto per neutralizzarlo con movimenti per lo più circolari e rivolgere quindi contro di lui la sua stessa forza”.

In Italia il judo giunge per canali insoliti: i primi praticanti in assoluto della cosiddetta “lotta giapponese” sono i marinai del Marco Polo, e successivamente dell’Incrociatore Vesuvio, che nel 1906 prestano servizio nel Mar della Cina. Il primo italiano abilitato all’insegnamento del ju-jitsu (poi judo) è il timoniere Luigi Moscardelli; fra i suoi allievi si distingue il cannoniere scelto Carlo Oletti. Proprio a lui verrà affidata nel 1921 la cattedra di judo presso la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica, da cui venne irradiata la cultura judoistica nel nostro Paese: si può affermare che non esiste Maestro italiano di judo che, alla lontana, non sia in definitiva discepolo di Oletti. 
E proprio ai Maestri, ed al lavoro da loro svolto nelle società, si deve la travolgente diffusione di questo sport nella società, che riscuote successo non solo per l’indiscusso fascino dei principi filosofici ed orientali a cui si ispira ma soprattutto per i suoi elevati contenuti educativi e formativi. Sull’argomento si esprime con estrema chiarezza lo stesso Jigoro Kano che può constatare con soddisfazione come parecchi dei suoi allievi occupino posti di responsabilità in campo politico e nell’impegno sociale e politico.

Il loro lavoro è gravoso -afferma nel suo articolo “Yuko-no-katsudo” del febbraio 1922- ma sono certo che, grazie all’esercizio del Judo essi sono in grado di spingersi oltre laddove altri rinunciano perchè sopraffatti dalla fatica fisica e mentale. Come pure nel lavoro dipendente, di fronte a un dovere urgente, chi è allenato col judo difficilmente rimanda all’indomani, perchè con l’allenamento si acquista la forza di sopportare tutte le incombenze- limitandoci a queste banali riflessioni, comprendiamo quanto sia importante e utile l’apporto della nostra disciplina alla società.

Per questo motivo -continua il Fondatore- bisogna ricordare soprattutto che il Judo è una disciplina utile ed efficace tanto per l’educazione fisica quanto per l’addestramento morale e intellettuale. Ogni insegnante deve concepire l’addestramento sotto forma di educazione. Per quanto riguarda il fisico occorre uno studio accurato ed approfondito di materie basilari, come fisiologia, igiene e patologia, tenendo presente l’età, le caratteristiche fisiche ed il livello d’istruzione della persona per adattare la pratica al livello di apprendimento. Egualmente nel campo intellettuale ogni occasione è buona per allenare la mente attraverso l’osservazione, l’immaginazione, il discernimento e la pratica quotidiana.

L’aspetto agonistico del Judo viene a mano evidenziato e stimolato dall’introduzione di varie competizioni nazionali ed internazionali. Per quanto ci riguarda più da vicino va ricordato che i primi campionati italiani vengono disputati a Roma nel 1924; i primi campionati europei nel 1951 a Parigi (unico italiano in gara Elio Volpi) e la prima rassegna iridata nel 1956 a Tokio in unica categoria (la prima partecipazione italiana si ha nel 1961 a Parigi con Tempesta, Venturelli e Zanchetta).

Citando Nicola Tempesta si entra nella vera storia del nostro Judo agonistico. La carriera di questo grandissimo judoka napoletano purtroppo si sviluppa e tocca i vertici quando le Olimpiadi non esistono ed i Campionati Mondiali non hanno ancora assunto precisa fisionomia e cadenza regolare. È campione europeo nel 1957 e nel 1961; si aggiudica anche sei medaglie d’argento e cinque di bronzo fra individuali ed a squadre. Per cinque volte è tricolore delle cinture nere.
In campo olimpico l’Italia del Judo si colloca nel medagliere nel 1976 . Ai Giochi di Montreal vince la medaglia di bronzo Felice Mariani: ha 22 anni, si presenta in Canada con il titolo europeo juniores conquistato nel 1974 e con il bronzo mondiale del l975. Sono gli inizi di una folgorante carriera che lo vede tre volte campione d’Europa (con un argento) ed altre due volte sul podio mondiale. Non può partecipare ai Giochi di Mosca del 1980 in quanto militare (attualmente è anche direttore tecnico delle Fiamme Gialle) ma in quelle Olimpiadi comincia a brillare la stella di Ezio Gamba.

È lui la prima medaglia d’oro olimpica del nostro Judo; anche l’anno successivo ai Giochi di Los Angeles è assoluto protagonista conquistando una medaglia d’argento che, in definitiva, non compensa interamente il suo valore. Nella successiva competizione olimpica (Seul 1988) il Judo azzurro conquista la sua prima medaglia al femminile: in un torneo inizialmente dimostrativo, Alessandra Giungi è medaglia di bronzo.

E le donne iniziano così una serie senza interruzioni: Emanuela Pierantozzi argento a Barcellona 1992 e bronzo a Sydney 2000 (vedere più avanti il suo personale ed eccezionale albo d’oro); Ylenia Scapin bronzo ad Atlanta 1996 ed a Sydney 2000. 
Gli uomini non stanno a guardare: Girolamo Giovinazzo realizza anche lui un accoppiata (argento ad Atlanta e bronzo a Sydney) mentre Giuseppe Maddaloni nei Giochi del 2000 dona al Judo italiano la seconda medaglia d’oro.
Il positivo momento del judo italiano prosegue, avendo come prossimo e dichiarato obiettivo Atene 2004:intanto, fra l’altro, la squadra maschile vince il titolo europeo nel 2001 e nel 2002 si torna dai Campionati Europei di Maribor con sette medaglie, con la vittoria di Cinzia Cavazzuti e con l’argento di Lucia Morico.

Le divisioni per categorie di età sono quasi identiche a quelle stabilite per la Lotta, tenendo però conto che nel Judo i cadetti hanno 15-16 anni; gli juniores 17,18 e 19 anni; i seniores da 20 a 35 anni. Le categorie di peso sono, per i seniores maschi, di chilogrammi 60; 66;73; 81; 90; 100 ed oltre 100; per le femmine di chilogrammi 48; 52; 57; 63; 70; 78 ed oltre 78.
Le stesse categorie sono previste per le competizioni internazionali, Giochi Olimpici compresi: vengono perciò assegnate 14 medaglie d’oro con la partecipazione massima di 386 atleti .

Elenchiamo i vincitori delle massime competizioni internazionali.

GIOCHI OLIMPICI : Ezio Gamba 1980; Giuseppe Maddaloni 2000;

CAMPIONATI MONDIALI : Margherita De Cal 1980; Maria Teresa Motta 1984; Emanuela Pierantozzi 1989 e 1991; Alessandra Giungi 1991;

CAMPIONATI EUROPEI : Nicola Tempesta 1957 e 1961; Laura Di Toma 1976 , 1980 e 1983; Felice Mariani 1978, 1979 e 1980; Margherita De Cal 1980 e 1981; Patrizia Montaguti 1980; Maria Teresa Motta 1983; Alessandra Giungi 1988 e 1995; Emanuela Pierantozzi 1989 e 1992; Girolamo Giovinazzo 1994; Giuseppe Maddaloni 1998 e 1999; Cinzia Cavazzuti 2002; Lucia Morico 2003; Francesco Lepre 2004;

GIOCHI DEL MEDITERRANEO : Giuseppe e Alfredo Vismara 1971; Mario Daminelli 1975; Felice Mariani 1979 e 1983; Ezio Gamba 1983 e 1987; Yuri Fazi 1983; Girolamo Giovinazzo 1991, 1993 e 1997; Massimo Sulli 1991; Emanuela Pierantozzi 1997; Dario Romano 1997; Michele Monti 1997; Luigi Guido 1997; Cinzia Cavazzuti 2001; Ylenia Scapin 2001; Lucia Morico 2001; Roberto Meloni 2001 e Denis Braidotti 2001.

In breve
Jigoro KANO
Sviluppo del Kodokan
Istituzione del Go-Kyo 
L’origine del nome


In breve

Il Judo ha la natura dell’acqua. L’acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato. Non ha propria forma, ma prende quella del recipiente che la contiene. E` indomabile e penetra ovunque. E’ permanente ed eterna come lo spazio e il tempo. Invisibile allo stato di vapore, ha tuttavia la potenza di spaccare la crosta della terra. Solidificata in un ghiacciaio, ha la durezza della roccia. Rende innumerevoli servigi e la sua utilità non ha limiti. Eccola, turbinante nelle cascate del Niagara, calma nella superficie di un lago, minacciosa in un torrente, o dissetante in una fresca sorgente scoperta in un giorno d’estate.

Bunji Koizumi (8° Dan), Shi-han (1886-1964)

Il Judo, così come noi lo conosciamo, è l’evoluzione di una tecnica di combattimento più antica : il Jujitsu.
Il Jujitsu aveva numerose scuole che si distinguevano tra di loro per i metodi di combattimento. In sostanza questa disciplina era un’arte di attacco e difesa spesso senza l’uso delle armi contro uno o più avversari, armati e non armati. Cercare di datare la nascita del Jujitsu è molto difficile e i nomi con cui era identificato erano differenti:
Yawara, Taijutsu, Wajutzu, Torite, Kogusoku, Kempo, Hakuda, Kumiuchi.

La prima volta che appare su di un testo un riferimento al Jujitsu ( la parola Yawara ) si trova in un racconto riferito al Sumo, datato approssimativamente nella seconda metà dell’XI secolo. Le circostanze che contribuirono alla nascita del Jujitsu, sono sicuramente da ricercarsi nella necessità di difendersi senza l’uso delle armi e quindi sono sostanzialmente due i motivi che hanno portato alla creazione di questa tecnica:

  1. in presenza di dignitari i soldati dovevano presentarsi senza la spada lunga
  2. vigeva all’epoca una netta separazione tra le classi sociali e soprattutto tra la classe militare ed il popolo, a quest’ultima era infatti imposto il divieto di portare armi di alcun genere.

Così da questi fondamenti nasce la necessità di ricercare un buon sistema per difendersi a mani nude che porterà alla creazione e lo sviluppo del Jujitsu e di altre tecniche di combattimento.

La successiva evoluzione del Jujitsu da Justu, parola che può essere tradotta come metodo, arte o tecnica, in Do, parola che indica la via verso il risultato più spirituale che pratico, la dobbiamo ad un giovane studente di Tokyo, Jigoro Kano. Il professor Kano nacque nel 1860 vicino a Kobe, di fisico debole e troppo fiero per sottomettersi alla brutalità dei compagni più forti, sentì parlare del Jujitsu, metodo che serviva per combattere anche contro avversari più forti, così decise di apprendere tale tecnica. Incontrò diversi maestri che lo iniziarono al Jujitsu, e dopo alcuni anni di apprendimento, fondò una sua scuola chiamata Kodokan e cominciò ad insegnare il proprio metodo chiamato Judo. Kano allora aveva 23 anni. Dice Kano:

Studiai il Jujitsu non solo perchè lo trovavo interessante, ma anche perchè lo ritenevo il metodo più efficace per l’educazione sia del corpo che dello spirito. Per questo mi è venuta l’idea di diffonderlo ovunque. Ma era necessario cambiare il vecchio Jujitsu, per renderlo accessibile a tutti, perchè il vecchio stile non era immaginato per l’educazione fisica o morale… Perchè l’ho chiamato Judo invece che Jujitsu ? Quello che insegno non è solo jutsu, arte o pratica, ma è anche Do, via o principio.

In queste poche parole del professore Kano è spiegato chiaramente il principio che lo ha spinto a creare il Judo e la sua scuola il Kodokan. La definitiva supremazia sulle altre scuole di Jujitsu venne quando, sotto gli auspici del capo della polizia metropolitana, fu indetto un torneo tra le due scuole. Il Kodokan vinse tutti i combattimenti tranne due finiti in parità.

(Estratto da : Kodokan judo, edizioni Mondadori)

 

Jigoro KANO

Nel 1870 giunse a Tokyo dalla cittadina di provincia Hyogo, ove risiedeva con la sua famiglia, il giovinetto Jigoro Kano per continuare la sua formazione scolastica in Istituti d’Istruzione della Capitale. Essendo di piccola statura, e desiderando di irrobustirsi nel fisico piuttosto gracile praticò intensamente l’educazione fisica ed alcuni sport occidentali, fra cui il baseball.

Successivamente, dal 1877, anche per rintuzzare la rudezza dei suoi compagni di scuola, si interessò alle “arti marziali” e, seppur disapprovato dai familiari, prese lezioni di “ju-jutsu” alla Tenjin Shinyo-ryu (Ryu: scuola) con i maestri Iso e H. Fukuda dai quali apprese i segreti del randori e dei kata. Al tempo stesso fu guidato dal maestro I. Ihikubo della Kito-ryu che insegnava uno stile di ju-jutsu del tutto diverso. Inoltre il giovane Kano fece approfonditi studi su antichi testi di insegnamento (densho) di molte antiche Scuole di ju-jutsu.
Nel 1882, ormai laureato, accettò l’impiego di insegnante alla Scuola dei Pari (Gakushuin). Nel frattempo aveva fatto le sue scelte fra i vari metodi di ju-jutsu praticati fin dall’era Edo, e, coordinato un suo metodo particolare, per avere la possibilità di studiare ed elaborare le nuove tecniche, sentì la necessità di avere una sua sede, e con la collaborazione di soli nove amici-discepoli crea il KO-DO-KAN (o Scuola per seguire la “Via”).

Dapprima il dojo di Kano era di soli 12 tatami e si trovava in una saletta del tempio shintoista Eishoji sito nel quartiere Shimoya di Tokyo. Le tecniche che Kano prese a base per il suo metodo traggono origine principalmente dai Kata tradizionali della Scuola Kito-ryu. Molte altre tecniche di Judo furono modificate e affinate da quelle che in origine appartenevano alla Scuola Jujutsu Kito-ryu e Tenjin Shinku-ryu; ma l’intima essenza del Judo, che faceva convergere forza e grazia, fu un concetto che Jigoro Kano sviluppò a poco a poco con una ricerca razionale e con metodo scientifico. Inoltre Kano si rese conto che i moderni atteggiamenti sociali potevano svilupparsi ulteriormente con la pratica del Judo.

Nel 1882 la Scuola dei Pari diede vita ad un corso di Judo sotto la guida del Professor Kano. Ben presto il Ministero della Istruzione cominciò a prendere in considerazione i meriti delle varie Scuole di Jujutsu con animo disposto ad inserirlo fra le materie di studio accanto alla educazione fisica. Gli apporti di Kano alla materia furono riconosciuti validi e probanti dalle autorità scolastiche superiori, e l’insegnamento del “metodo Kano” cominciò ad aver vita all’Accademia Navale e nelle Universita di Tokyo e di Keio. Kano fu inoltre incaricato di condurre uno studio sulle tecniche di insegnamento in uso negli altri Paesi e quando tornò dall’estero nel 1891 era imminente la guerra Cina-Giappone (1896).
Questa minaccia sollecitò la diffusione del Judo nel Paese, e ben presto più di 1500 studenti si trovarono ad apprendere il Judo sui tatami del Kodokan di Tokyo, e nei centri di Kanojiku, Kyoto e Nirayama. L’attivita del Kodokan prendeva in tal modo la sua via verso l’espansione. Tra le motte benemerenze di Kano sono da annoverare il finanziamento dei viaggi che egli faceva compiere ai suoi migliori allievi, e che guadagnarono al Judo-Kodokan larghi riconoscimenti in tutto il mando.
Ben presto il Judo divenne materia integrante di studio nelle Scuole di tutto il Paese, e dovunque in Giappone si tenevano gare di judo.

 

Sviluppo del Kodokan

Nel 1934 fu costruito a Suidobashi (suburbio di Tokyo) un moderno e grande edificio che presto divenne la “mecca” del Judo di tutto il mondo. Sembrava che questo sport avesse raggiunto l’apice della diffusione.

Nel 1938 il Giappone inviò il prof. Kano al Cairo perchè rappresentasse la sua Nazione al 12° Convegno Generale del Comitato Olimpico Internazionale. La partecipazione ebbe grande successo e fu approvata la proposta di far svolgere i prossimi Giuochi Olimpici a Tokyo.
A pochi giorni di mare da Vancouver, nel Canada, a bordo della nave Hikawa-Maru, dopo aver svolto un giro di interessanti conferenze, il Professor Jigoro Kano si spegneva all’eta di 79 anni sulla stessa nave che stava per riportarlo in Patria dopa aver conseguito importanti risultati a favore del suo Paese.

Appena il Giappone fu mobilitato per la Seconda Guerra Mondiale gli studenti furono arruolati in gran numero nell’esercito. II Ministero per il Benessere organizzo una sezione di Arti marziali e il Judo fu usato come tecnica di combattimento. Di nuovo l’arte usci dai dojo per l’applicazione sui campi di battaglia. Gli atteggiamenti militaristici pervasero il Paese e il Judo divenne materia di studio richiesta per i maschi dalla Scuola elementare fino all’Università.

Oggi, in tutto il mondo dov’è diventato tanto popolare, il Judo sta a indicare l’arte del Kodokan. Inteso come “mezzo” della flessibilita, e non come “pratica” dell’antico Ju-jutsu, esercitato da uomini, donne e ragazzi il Judo viene considerato quale miglior mezzo per un’efficiente utilizzazione dell’energia mentale e fisica, nonche quale miglior metodo di cultura fisica e di difesa personale.

Le tendenze nelle varie provincie, ed in particolare tra l’Ovest e l’Est, differiscono leggermente, non nella tecnica. ma nello spirito che le anima (la vittoria in campionato per gli uni, la tecnica e la sviluppo della personalita per gli altri). II maestro Kano utilizzò questa tendenza per assicurare l’evoluzione del Judo, organizzando ogni anno competizioni tra Rossi e Bianchi (Est ed Ovest), la cui tradizione è ancora viva. Si comprendono meglio queste tendenze conoscendo a fonda la storia del Giappone.

Per diversi secoli, fino alla data relativamente recente del 1853, il Giappone fu diviso in due clan ugualmente potenti, che si dilaniarono in lotte sanguinose. II clan dell’Ovest era composto di uomini rudi, guerrieri, montanari; rappresentava l’antica civilta per i contatti avuti con la Cina nel periodo della sua piena decadenza. L’Est pur rispettando le tradizioni, era più liberale e, non trascurando l’influsso europeo, rappresentava l’avvenire del Giappone. La sua vittoria apri l’era del progresso ed oggi è divenuta la parte del Giappone più avanzata culturalmente ed industrialmente. Kyoto, che ha avuto la fortuna di essere risparmiata dall’ultima guerra, resta la città ricca di ricordi del passato; i suoi antichi templi ed i suoi palazzi sono gelosamente conservati dal Governo. 
Fu prima cura del maestro Kano, quando dopo dieci anni di lotte potè affermare la validita del Judo del Kodokan, di inviare i suoi migliori allievi come istruttori in tutte le regioni del Giappone. Nell’ottobre 1889 mandò Soro Ituro alla scuola buddista di Kyoto, poi in dicembre, sotto le sue direttive, M. Shikaya vi crea una filiate del Kodokan chiamata Sujimi-Tyo Doyo, che doveva diventare il Butokukai (associazione d’arte militare). 
In seguito Kano andò a Kyoto per assumere la carica di Amministratore del Ministero dell’Educazione e vigilò particolarmente sullo sviluppo del Judo nell’Ovest del Giappone (celebri maestri come Yamashita, Oki, Isogai, Yokoyama, Maeda, Honda, Tahari, Suzuki vennero dal Kodokan di Tokio per permettere la sviluppo del Butokukai che lo stesso Kano aveva inaugurato il 2 ottobre del 1898 con le stesse norme e regolamenti del Kodokan). Sotto tale direzione il Butokukai prosperò rapidamente.

Poi i suoi membri, in ossequio all’antica rivalita, accarezzarono l’idea di vincere it Kodokan in campionato. Essendo l’Est invincibile nel Tachi-Waza (lotta in piedi) l’Ovest si specializzò nel Ne-Waza (lotta a terra) e lo dimostra il fatto che i vecchi campioni dell’Ovest sono tutti specialisti di lotta a terra. Ben presto, con l’aiuto di tattiche che sfruttavano le debolezze del regolamento (blocco sistematico, combattimento soltanto a terra, ecc.) Kyoto ottenne molte vittorie rimarchevoli. Da questa epoca datano i regolamenti destinati a conservare lo spirito e l’avvenire del Judo come la proibizione di simulare una proiezione al solo scopo di condurre l’avversario a terra.

 

Istituzione del Go-Kyo

II Kodokan è ancor oggi considerato il centro mondiale del Judo. II suo presidente, Risei Kano figlio di Jigoro Kano, è a capo anche della Federazione Judoistica Giapponese. Risei Kano studiò il Judo sin dalla piè tenera età sotto la direzione del padre. La sua estesissima cultura, il suo senso politico, affiancato da una sincerità al servizio del Judo, è apprezzato dai judoisti di tutto il mondo.

Le classificazioni del Judo in Giappone si basano su più di 1.000 anni di esperienza e sugli studi del maestro Kano aiutato dai suoi allievi. In seguito a gravi incidenti – alle volte mortali – certe proiezioni non sono state incluse nel metodo classico di insegnamento del Judo-Kdk, e, pur non essendo formalmente proibite, la loro esecuzione è riservata a judoisti espertissimi. Fra esse si annoverano le tecniche di Yama-Arashi, Obi-Otoshi, Tawara-Gaeshi, Kani-Basami ed altre. Nel Judo, l’insegnamento, come in ogni altra disciplina, è la parte più delicata: da esso dipende la formazione e l’avvenire dell’allievo.

Nel 1882 Jigoro Kano aprì il Kodokan; 13 anni dopo – 1895 – con un Comitato di allievi di alto grado stabilì il “GOKYO” o metodo di insegnamento diviso in 5 sezioni. Questa progressione di insegnamento era basata sulla lunga esperienza del Jujutsu e sui 13 anni di studi Kodokan. Nel 1920, quando le ultime scuole di Jujutsu furono assorbite dal Kodokan il maestro Kano prese una decisione che prova la sua lunghezza di vedute: annunciò che il vecchio Gokyo poteva e doveva essere migliorato. In collaborazione con i suoi allievi più esperti e con i maestri di tutte le scuole dell’epoca elaborò un nuovo Gokyo che è quello che si insegna tuttora in tutti i Dojo del mondo.

La tecnica ha raggiunto un tal grado di raffinatezza e di perfezione, che fino al 2° o 3° Dan gli studenti sono considerati normali judoisti, poco più che allievi. Grazie a questo insegnamento, e probabilmente grazie anche ai numerosi esempi degli esperti, un allievo di media levatura può ottenere la qualifica di Sho-dan (cintura nera) dopo un solo anno di pratica. La grande maggioranza delle Cinture nere 1° Dan è composta dl giovanissimi judokas di 14-16 anni; sono anche assai numerosi i 4° e 5° Dan di 20-21 anni, frequenti i 6° Dan con meno di 25 anni. La Federazione Giapponese, che raggruppa tutte le associazioni di Cinture Nere del Giappone, è stata fondata nel 1949 ed ha sede presso il Kodokan.

 

L’origine dell’ideogramma JU

L’ideogramma “JU” ha, fin da tempi molto remoti, una vasta letteratura di interpretazione che si riallaccia dalle teorie del Taoismo a quelle dl famosi strateghi militari cinesi dl quei tempi. Molte “spiegazioni”, che appaiono anche in documenti di antiche Scuole di jujutsu per la formazione dei samurai al servizio dei Daimyo delle varie epoche, sembrano astratte o esagerate, ma il panorama generale che se ne deduce è che la spiegazione del “JU” è basata su tecniche concrete, e su cio è basato anche il pensiero del prof. Jigoro Kano, ideatore e creatore del Metodo JUDO.

II carattere cinese “JU” ha diversi significati: può significare “morbido”, può intendere “debole”, può essere interpretato in alcuni casi “intrattabile”. “sottomesso”, in altri “gentile”, “armonioso”; e in qualche caso come “a propria agio”.

Mentre le varie “arti marziali” dei samurai prendevano generalmente il nome dal mezzo, dall’arma usata, per il “jujutsu” ne fu fatta una eccezione. Le varie Scuole vollero introdurre il termine “JU” nel nome delle loro arti per sottolineare che tutte le buone tecniche erano basate sul principio che “la gentilezza può controllare la forza . “JU” si può anche riferire a una giovane pianta: esprimere la pieghevolezza di un giovane albero che non teme che i suol rami possano rompersi. La parola jujutsu, allora, puo essere interpretata come un gruppo di tecniche che sono morbide, sottomesse, gentili. Inoltre, questo può essere meglio capito se “ju” e pensato come opposto di “duro”. 
In un antico testo cinese di strategia militare (SanRyaku), scritto nel periodo Lou [1100-256 a.C.] c’è l’espressione: “Ju yoku go wo seisuru”, la cui traduzione è “La dolcezza controlla la durezza” e inoltre “la debolezza controlla la forza”, “la dolcezza è virtu, la durezza è male “. “i deboli sono aiutati, i forti sono attaccati”.

I concetti del laoismo, il Libro dei cambiamenti (Yi-King) e il principio del “positivo” e del “negativo” della filosofia cinese ebbero una considerevole influenza sui praticanti il Jujutsu nel perlodo Edo (dall’inizio del XVII secolo alla meta del XIX). E ciò risulta dagli archivi delle varie Scuole. 
La Scuola Sekiguchi non accentuava nè la morbidezza nè la durezza, ma una combinazione di entrambe. Questo era, per loro, il principio del “ju” che applicavano nella loro pratica. La Scuola Shibukawa sosteneva che “ju” significasse “trattabile”, “sottomesso”, mentre la Scuola Jikishin insegnava: “gentilezza fuori e robustezza dentro”, e dichiarava che il “ju” era “dolcezza nella forza e forza nella dolcezza”.
La scuola dl Kito, che ebbe molte affinita con il Kodokan, era basata sui principi positivi e negativi della filosofia cinese; e ciò si rifletteva nel suo stesso nome: KI (che significa alzarsi) era il principio positivo, mentre TO (che significa cadere) era il principio negativo. I cinesi rappresentaveno la forma negativa con IN, che significa “ombra” e quella positiva con YO che significa “luce”. Cosi il principio della Scuola Kito era che ” l’ombra poteva essere conquistata dalla luce. La luce poteva essere conquistata con l’ombra”.
La Scuola Tenjinshinyo sottolineava che “ju” significava “sottomesso”: iI corpo deve obbedire alla mente. Il principio del “JU” nel moderno judo agonistico deve essere inteso nel compenetrarsi nella mentalita dell’avversario, per far nostre le sue intenzioni di combattimento, per volgerle a nostro vantaggio.

Rei (Il saluto)
Shisei (Le posizioni)
Shintai (Gli spostamenti)
Kumi-Kata (Le prese)
Le Ukemi (Le cadute) 
Kuzushi (Lo squilibrio)


Rei (Il saluto)

 

Durante la pratica del Judo si usano 2 forme di saluto: il primo è lo Za-rei,il secondo è il Ritsu-rei. Lo Za-rei si esegue nella posizione inginocchiata ed è il saluto cerimoniale, viene eseguito all’inizio ed alla fine della lezione e per salutare il compagno nel lavoro a terra. Il Ritsu-rei si esegue in piedi e viene usato quando si sale o si scende dal Tatami oppure all’inizio ed alla fine della pratica in piedi.

Za-rei
Ritsu-rei

 

Shisei (Le posizioni)

Shizen-Hontai

La Shizen-hontai è la posizione o attitudine fondamentale del Judo. I piedi sono indicativamente ad una distanza simile alla nostra larghezza delle spalle. Questa posizione sarà detta Migi-shizen-hontai quando avremo il piede destro avanzato, mentre con il piede sinistro avanzato sarà chiamata Hidari-shizen-hontai.

Shizen-hontai

Jigo-Hontai

Con il termine Jigo-hontai nel judo chiamiamo la posizione difensiva. Questa attitudine, come vediamo nel disegno, può essere destra ( migi ) o sinistra ( hidari ).Lo spazio tra i piedi rispetto alla Shizen-hontai aumenta ed abbassiamo il baricentro flettendo le gambe. Questa posizione ci permette di assorbire un attacco dell’avversario per poi passare ad una tecnica di controattacco.

Jigo-Hontai-Migi
Jigo-Hontai
Jigo-Hontai-Hidari

 

Shintai (Gli spostamenti)

Il termine Shintai indica tutti quei movimenti necessari a muovere il corpo sul tatami. I movimenti utilizzati nel Judo so tre

  • Ayumi-ashi che consiste nello spostarsi avanti ed indietro nella camminata normale, cioò con il piede che sorpassa piede.
  • Tsuki-ashi invece è una camminata particolare in cui i piedi non si sorpassano mai, questa camminata è spesso indicata come piede scaccia piede infatti i piedi non si devono mai unire.
  • Tai-sabaki è il movimento rotatorio del corpo. Con il tai-sabaki il corpo ruota sul tatami di 90 o 180 gradi secondo la necessità della tecnica.

 

Kumi-Kata (Le prese)

Il termine Kumi-kata indica il modo di afferrare il judogi dell’avversario per poter eseguire le tecniche. Nel Judo agonistico sono previste delle prese fondamentali, manica, bavero, opposto, sia a destra che a sinistra, ma generalmente quasi tutte le prese sono valide. Solo alcune vengono vietate e questo per evitare incidenti durante gli allenamenti o le gare. Qui di seguito saranno indicate alcune prese vietate:

  • non si può afferrare l’interno delle maniche e dei pantaloni
  • non si può arrotolare il judogi al corpo dell’avversario
  • la presa in cintura la si può tenere solo per il tempo necessario mentre per eseguire la tecnica a terra non ci sono limitazioni.

 

Le Ukemi (Le cadute)

Con il termine giapponese di Ukemi, nel Judo, vengono indicate le tecniche che ci permettono di cadere a terra senza procurarci incidenti. E’ buona norma dedicare sempre parte dell’allenamento alle cadute perchè solo con una buona padronanza di queste si può progredire nella via della conoscenza del Judo. Le cadute o ukemi sono suddivise in tre gruppi:

Ushiro-ukemi la caduta all’indietro
 
Yoko-ukemi la caduta laterale

 

Kuzushi (Lo squilibrio)


L’esecuzione di una tecnica di lancio si può sotsanzialmente dividere in tre momenti, Kuzushi, Tsukuri e Kake. Tori inizia l’azione applicando infatti lo squilibrio, kuzushi, dopo prosegue con la preparazione tsukuri ed infine abbiamo la proiezione kake. 
E’ di un’importanza notevole lo squilibrio, infatti nel Judo nessuna tecnica viene applicata tramite la forza fisica, ma si cerca di sfruttare la posizione di uke e la sua forza per creare il suo squilibrio e quindi la proiezione. Le direzioni dello squilibrio fondamentali sono otto,ma in realtà anche tutte le altre posizioni intermedie vengono utilizzate.

Ma vediamo in realtà cos’è lo squilibrio : l’equilibrio lo possiamo raffigurare come un filo a piombo che dal nodo della cintura cade fino al suolo, ora quando il filo cade all’interno della base noi saremo in equilibrio, mentre quando il filo come nella fig.2 cade al di fuori siamo squilibrati. 
Questo sarà quindi il momento che una nostra tecnica avrà il massimo dell’efficacia

 

Il Gokyo 
Kata


Le tecniche del judo sono suddivise in tre grandi gruppi:

Nage-Waza

 

Il nage-waza è a sua volta suddiviso in due gruppi: Tachi-Waza le tecniche in piedi e Sutemi-Waza le tecniche di sacrificio, cioè quelle tecniche in cui sacrifichiamo il nostro equilibrio per proiettare l’avversario.

Nage-waza
Tachi-wazaSutemi-waza
Te-wazaKoshi-wazaAshi-wazaMa-sutemiYoko-sutemi

Te-waza : tecniche di mano
Koshi-waza : tecniche d’anca
Ashi-waza : tecniche di piede o gamba
Ma-sutemi-waza : cadendo sul dorso
Yoko-sutemi-waza : cadendo sul lato

 

Katame-Waza

Le tecniche che compongono il katame-waza sono divise in tre gruppi: Osae-Waza le tecniche di immobilizzazione, Shime-Waza le tecniche di soffocamento eKansetsu-Waza le tecniche di leva articolare.

Osae-waza

  1. Hon-kesa-gatame
  2. Kuzure-kesa-gatame
  3. Ushiro-kesa-gatame
  4. Makura-kesa-gatame
  5. Kata-gatame
  6. Yoko-shio-gatame
  7. Kuzure-yoko-shio-gatame
  8. Kami-shio-gatame
  9. Kuzure-kami-shio-gatame
  10. Tate-shio-gatame
  11. Kuzure-tetate-shio-gatame

 

Ate-Waza

Con il termine ate-waza vengono indicate le tecniche per colpire l’avversario ed anche queste sono sottoposte ad una divisione per tipologia:

Ude-ate sono le tecniche per colpire con mani e braccia.
Ashi-waza sono le tecniche per colpire con piedi e gambe.

 

IL Gokyo

 

Legenda : d = disegno f = fotografia v = video

  1. De-ashi-barai Spazzare il piede che avanza F V
  2. Hiza-guruma Ruota sul ginocchio F V
  3. Sasae-tsurikomi-ashi Trattenere il piede tirando e sollevando F
  4. Uki-goshi Colpo d’anca fluttuante D
  5. O-soto-gari Grande falciata esterna V
  6. O-goshi Gran colpo d’anca D
  7. O-uchi-gari Grande falciata interna D
  8. Seoi-nage Proiezione sopra la spalla V V
  9. Ko-soto-gari Piccola falciata esterna D
  10. Ko-uchi-gari Piccola falciata interna D
  11. Koshi-guruma Ruota sull’anca D
  12. Tsurikomi-goshi Colpo d’anca tirando e sollevando D V
  13. Okuri-ashi-barai Spazzare entrambi i piedi D
  14. Tai-otoshi caduta del corpo F
  15. Harai-goshi Spazzare con l’anca D V
  16. Uchi-mata Spazzare con l’interno della coscia D
  17. Ko-soto-gake Piccolo agganciamento esterno D
  18. Tsuri-goshi Colpo d’anca sollevando V
  19. Yoko-otoshi Caduta laterale V
  20. Ashi-guruma Ruota sulla gamba D V
  21. Hane-goshi Colpo d’anca saltato D V
  22. Harai-tsurikomi-ashi Spazzare il piede tirando e sollevando D
  23. Tomoe-nage Proiezione a cerchio D
  24. Kata-guruma Ruota sulle spalle F
  25. Sumi-gaeshi Rovesciamento nell’angolo D
  26. Tani-otoshi Caduta nella valle D
  27. Hane-maki-komi Saltare arrotolandosi V
  28. Sukui-nage Lancio a cucchiaio V
  29. Utsuri-goshi Colpo d’anca in contro attacco V
  30. O-guruma Grande ruota d’anca V
  31. Soto-makikomi Arrotolamento esterno D
  32. Uki-otoshi Caduta fluttuante V
  33. O-soto-guruma Grande ruota esterna V
  34. Uki-waza Tecnica fluttuante D
  35. Yoko-wakare Separazione sul fianco V
  36. Yoko-guruma Ruota sul fianco V
  37. Ushiro-goshi Colpo d’anca all’indietro V
  38. Ura-nage Lancio all’indietro V
  39. Sumi-otoshi Caduta nell’angolo V
  40. Yoko-gake Agganciamento laterale V

Tecniche supplementari al Go-kyo

  1. Seoi-otoshi
  2. Sode-tsurikomi-goshi
  3. Morote-gari
  4. Kuchiki-taoshi
  5. Tawara-gaeshi
  6. O-soto-otoshi
  7. Yama-arashi
  8. Te-guruma
  9. Kani-basami
  10. Ikkomi-gaeshi

 


I Kata

 

La parola Kata in giapponese significa Forma , Modello. Con il Kata si intende tramandare gesti che si devono ripetere nel tempo. Nelle Arti marziali possiamo intendere i Kata come un metodo per trasmettere nel tempo le tecniche, lo spirito e gli scopi di ogni singola Arte.
I kata vengono praticati sia individualmente che con un compagno, Uke, ma nel Judo ad eccezione di uno vengono tutti eseguiti in due. Nell’eseguzione del Kata non si deve porre lo sguardo solo su Tori, ma sull’insieme, sull’armonia, di Tori ed Uke. Entrambi infatti cooperano nella stessa maniera per la perfetta rappresentazione del Kata. I Kata o Forme normalmente praticati nel Judo sono 7:

  1. Nage-no-kata forme dei lanci ( tecniche di proiezione )
  2. Katame-no-kata forme dei controlli ( immobilizzazioni )
  3. Kime-no-kata forme della decisione ( difesa )
  4. Kodokan-goshin-jutsu forme della difesa
  5. Ju-no-kata forme della cedevolezza
  6. Koshiki-no-kata forme delle cose antiche
  7. Jtsutsu-no-kata forme dei cinque

Il Nage-no-kata con il katame-no-kata sono anche chiamati Randori-no-kata.

 

Contatti

Amministrazione e organizzazione

info@ciskarate.it

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CSEN – Centro Sportivo Educativo Nazionale

CONI sezione di Varese

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