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Il Judo educativo:
in Giappone ieri e in Italia oggi


di Cesare Barioli
Conferenza tenuta nell'Università dell'Aquila
23-11-1999

Come si soffoca la personalità


Nel mio settore, spesso denominato "arti marziali" (denominazione che rifiuto per il judo), per creare un essere che produce energia fisica e disponibilità a pagare, senza ribellione, gli si prospetta un sistema di gradi che lui potrà conquistare se pratica e riproduce alla perfezione degli esercizi complessi che vengono chiamati kata, o forme.

Chi li ha composti? Non si sa. Come si applicano? Non vi è risposta. Si devono fare. Ecco la disciplina.
Se uno vuole accedere alla dignità e al rispetto dovuto a un 5° grado di esperto, si dedica per una decina d'anni a questi kata, senza fare domande, senza esprimere un parere. Li fa e basta. Naturalmente dieci anni dopo l'allievo raggiunge l'obiettivo che lo gratifica ed è nella condizione di obbedire al capo-scuola sicut cadaver.

Questa scoperta è avvenuta in Oriente, o da noi? Non saprei.
Certo è che al liceo mi hanno fatto studiare cose che mai mi sono servite nella vita, sottoposto a una pressione combinata di prof., compagni, famiglia, allettato da un voto che mi avrebbe permesso di alleviare questa pressione.

E' avvenuto in parallelo alla costrizione di andare a scuola obbligatoriamente a sei anni, mentre potrebbe apparire logico che si affronti questo passo in ragione del livello di sviluppo individuale.

Certo, viene il sospetto che dopo essersi applicati a molte cose di cui non si comprende l'utilità, fra i 6 e i 23 anni, ci si avventa nella vita completamente domati e il sistema concede il contentino finale di dare maggior credito al laureato, concedendogli di sentirsi superiore al magutt (muratore da quarta elementare).